Dove le parole finiscono, inizia la musica”, H. Heine.

Musicoterapia

Il malato di Alzheimer non si riconosce più. La parola vacilla, la memoria si erode, l’umore cambia all’improvviso e può portare alla depressione. Il suo spaesamento coinvolge e sconvolge i familiari.

Come comunico con lui? come faccio a fargli sentire il mio amore? Qual è il modo giusto di “stare con” lui?

Il “linguaggio” musicale è un modo di comunicare innato e primitivo, non verbale.Le prime forme di comunicazione in cui, ognuno di noi, si è trovato immerso sin dalla nascita (a dire il vero già prima) sono musicali.Il baby-talk, quella forma di linguaggio con cui gli adulti si rivolgono ai più piccoli e la ninna nanna sono forme di comunicazione spontanee che trasmettono affetti e aiutano il neonato a regolare le proprie emozioni.Noi tutti facciamo esperienza quotidiana di esprimere emozioni forti e intense con i suoni invece che con le parole. Sbattere il pugno sul tavolo, urlare di gioia per un goal, battere le mani a un concerto, rispettare un minuto di silenzio per commemorare…

Studi recenti di neuropsicologia ( C.Trevarthen) hanno dimostrato che esiste un sistema regolatore centrale della comunicazione che è presente fin dalla nascita.Il fatto interessante è che probabilmente questo sistema, che regola la comunicazione e la capacità di stabilire relazioni, rimane integro anche nelle persone con decadimento cognitivo.La musicoterapia si propone di aiutare la persona ad esprimere le proprie emozioni utilizzando suoni e musica per dar vita alla relazione. Non si tratta di animazione o ascolto musicale per sollecitare la memoria e rievocare ricordi, ma improvvisazione spontanea di suoni alla ricerca di un modo per recuperare o mantenere, almeno in parte, la capacità di comunicare.

Il laboratorio che propongo è un’occasione per sperimentare in prima persona forme di comunicazione non verbali, utilizzando il proprio corpo, la propria voce e gli strumenti messi a disposizione dal musicoterapista. in un contesto accogliente e incoraggiante. L’improvvisazione musicale di gruppo in un contesto che non giudica la prestazione, ma accoglie e incoraggia l’espressione spontanea, è un forte stimolo a confrontarsi con le tematiche dell’ascolto, del silenzio, dell’espressione delle proprie emozioni e della capacità di accoglienza da parte del gruppo, alla ricerca di nuove modalità di “stare con”. Per questo non è richiesta alcuna competenza musicale per partecipare al laboratorio, dal momento che l’obiettivo non è di natura estetica bensì espressiva, comunicativa e relazionale.

Insieme, cercheremo di abitare un luogo e un tempo in cui non c’è giusto e sbagliato, ma solo la libertà di esprimersi e la disponibilità ad accogliere l’”altro”.

Giorgio De Battistini, musicoterapista

Per approfondire  https://www.researchgate.net/profile/Colwyn_Trevarthen/publications