Leggo il titolo e il mio primo pensiero è che ci sarà sicuramente una preside troppo rigida e rompiscatole. Poi, non essendo (ancora) un analfabeta funzionale, leggo l’articolo e scopro che: ” Tutti i genitori firmano, ogni anno, un Patto di corresponsabilità. Ci sono regole che valgono per tutti, alunni e docenti, e i genitori le conoscono….c’è un dress code rigido che non vale solo per le treccine. Nella scuola sono messe al bando anche creste, shatush o altre acconciature..” Parole della dirigente.

Dunque, se ci sono delle regole, bisogna rispettarle. Il genitore sottoscrive il “patto di corresponsabilità”, quindi è a conoscenza di cosa può o non può fare il figlio. Sembra che il look non fosse condiviso dalla famiglia del ragazzo, la cui madre precisa “La scelta è stata presa da mio figlio. Dimostra di essere una persona matura”. Bisogna riconoscere alla mamma di affermare una verità , perché, come riporta la preside Rosalba Rotondo, il ragazzo Dopo le lezioni ha voluto incontrarmi, mi ha detto di avere intenzione di tagliare le treccine, mi ha chiesto scusa per tutto quello che è successo

Di questa vicenda non intendo dare risalto a come uno studente voglia o debba vestirsi per andare a scuola (per quanto mi riguarda anche treccine blu, bermuda e infradito a gennaio…), ma proporre una riflessione sulla risposta della madre, che mi lascia stupito.
Sulle regole non si può transigere, non si fanno eccezioni, non si crea il precedente.
Dare a un figlio tredicenne la responsabilità di una scelta, non libera il genitore dall’onere di dover decidere per lui. In questo caso gli adulti hanno permesso ad un minore di contravvenire ad una regola scritta e condivisa.Il compito di noi genitori è monitorare i nostri figli, aiutarli a scegliere, riportarli in “carreggiata” quando sbandano. Abbiamo il DOVERE, non la possibilità, di decidere per i nostri figli. I nostri ragazzi possono scegliere tra le alternative che concediamo loro.Dare delle regole significa delimitare il campo di gioco: i figli possono muoversi liberamente al suo interno, ma non superare il perimetro precedentemente stabilito dai genitori.
Questo offre loro libertà e sicurezza insieme, e resta una responsabilità di tutti gli adulti che si occupano di loro, genitori e insegnanti prima di tutto, che devono anche imparare ad offrire un fronte educativo comune.

Enrico Sponza, neuropsicomotricista

Per approfondire:
La storia del ragazzo delle treccine blu.

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