A che gioco giochiamo?

La differenza tra il fare e l’essere Educatori

Alla domanda “Che lavoro fai?” mi trovo contenta di rispondere che sono un’Educatrice e che lavoro con i bambini, i ragazzi e le loro famiglie. Di solito segue sempre un’esclamazione che più o meno suona così: “Ah! Bello! Dovrebbe anche essere divertente, chissà quanti giochi e laboratori fate!”. Si, certo, per fortuna giochiamo ancora. Probabilmente troppo poco!

Però la parola “Educatrice” o il verbo “Educare” non fanno più vibrare alcuna corda nelle persone. E si che educare ha un significato molto profondo.

Educare deriva dal latino “educere”, cioè “tirar fuori”, “far uscire” . Quindi, grazie anche alle competenze acquisite con gli studi, il mio lavoro è aiutare le persone a far uscire il proprio sé, i propri talenti. Aiuto le persone a formarsi. Trasmetto regole di vita, quella vera!

Certo, lo faccio anche attraverso il gioco, ma continuo a farlo anche attraverso la relazione che costruisco con ciascuno e con il gruppo, quando guardiamo assieme la natura,ne osserviamo i cambiamenti, quando spingo i ragazzi a coltivare i loro sogni, considerando che è possibile realizzarli. Quando propongo punti di vista diversi, accetto le provocazioni e cerco di essere coerente, sobria, interessata, curiosa, musicale, creativa, coraggiosa, capace di ascoltare…

E’ meraviglioso educare e allo stesso tempo molto difficile e delicato! Lavoro con le Persone, non ho mai schemi prefissati, perchè ognuno è diverso e va rispettato per questo.

Giochiamo si, giochiamo tanto, ma non giochiamo a “fare gli Educatori”,  noi  siamo Educatori, ogni giorno, incessantemente.

Veronica Zatti

Responsabile dei servizi educativi, doposcuola e centro di aggregazione giovanile

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