Succhiare il ciuccio o il dito sono attività appaganti e consolatorie. Grazie, sai che novità! Probabilmente no, in generale. Ma saperlo interpretare nei diversi contesti, fa una grande differenza per il bambino. Premesso che non è raro vedere il dito in bocca al feto già in alcune ecografie morfologiche, dobbiamo ammettere che questo comportamento è del tutto naturale almeno fino ai due anni e mezzo circa. Serve a riempire i momenti di noia e ad alleggerire la stanchezza. Ha un grande valore consolatorio quando si provano ansia, paura o tristezza. E’ un ottimo sfogo nei momenti di frustrazione. Pensateci, vale tanto quanto, se non di più, di una sigaretta per noi adulti, ma senza effetti collaterali altrettanto gravi.

Però…. a quattro anni succhiare il dito mentre guardo il cartone al cellulare  ( doppio orrore educativo, ma ne riparliamo in altra sede), oppure girare con il ciuccio in bocca per casa farfugliando qualcosa che nessuno capisce e urlare stringendolo tra i denti se proviamo a tirarlo via sono indizi di altro. Probabilmente, da rimedio naturale in caso di necessità, il succhiare “per piacere” è diventata una cattiva abitudine. E come tutte le cattive abitudini, è agita per troppo tempo, tanto da creare problemi al corretto sviluppo della bocca e del viso del bambino, e assume i contorni di una prova di forza sul piano educativo tra “noi” e “lui/lei”, ambito non meno delicato e importante dei denti.

Però…, a quattro anni succhiare il dito dopo mesi che non lo faceva più, perché è arrivato il fratellino o la sorellina, o subito dopo essere stato operato di adenoidi o, peggio, durante un ricovero per qualche motivo più serio, è assolutamente comprensibile. E accettabile anche, ma per un po’. In queste situazioni il bambino ha bisogno di un tempo personale per recuperare le (poche) certezze della sua breve vita improvvisamente scombussolate da un fattore imprevisto e, per  lui, terribile. E qui entriamo in gioco noi: ogni genitore conosce suo figlio e dovrebbe saper riconoscere quando una reazione è un capriccio o una necessità e quali leve utilizzare per arginare il primo e soddisfare la seconda.

Allora, quando è giusto intervenire e correggere le abitudini viziate dei bambini? Dobbiamo intervenire quando siamo oltre i due anni e mezzo E quando siamo certi che non è più una necessità. Ricordando che con ciuccio o dito, ci sono spesso altre abitudini consolidate, come utilizzare ancora il biberon per bere il latte a tre, quattro anni e più. Con le più diverse motivazioni: con la tazza ci mette una vita a fare colazione, perché se no il latte non lo beve più, perché solo così va a dormire, perché lo usa anche sua sorella più piccola. Il discorso è il medesimo: bisogna discriminare tra necessità (temporanea) e capriccio.

Intervenire non è difficile, dobbiamo solo dare fondo alle nostre abilità strategiche e alla nostra creatività, partendo dalla conoscenza del nostro soggetto. C’è chi ha bisogno di un taglio netto e risolve il problema grazie a babbo natale, la Befana, lo gnomo o qualunque essere capace di rubare un ciuccio, chi ha bisogno di avere un’alternativa, come una tazza nuova per la colazione, perché così fanno i “grandi”. Con il dito, che non si può tagliare, serve più pazienza e, a volte, l’aiuto di una brava logopedista.

Se tutto questo non funziona e il nostro bambino continua imperterrito a succhiare fino alle soglie dell’adolescenza, non preoccupatevi, c’è ancora rimedio. Un bravo ortodontista è in grado di sistemare con un paio d’anni di apparecchio fisso qualunque malformazione dell’arcata dentale. Subito dopo, una brava logopedista potrà lavorare con lui per ripristinare i movimenti corretti dei muscoli della bocca e della lingua con poco meno di un anno di rieducazione.

Possiamo quindi finalmente chiudere con le frasi dell’esperto: per una crescita armoniosa del viso è importantissimo un comportamento corretto della muscolatura della bocca. L’equilibrio funzionale è la miglior premessa per uno sviluppo armonico delle arcate dentali e, nell’insieme, di tutto il viso del bambino.

Alessandra Cecconello, medico ortodontista

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