La tragedia di Antonio Cosimo Stano, preso di mira e tormentato fino a morirne da un gruppo di adolescenti a Manduria, ci costringe per l’ennesima volta a fermarci. A farci domande. A riflettere. Sul perché alcuni ragazzini possano aver voglia di fare del male.
Perché di questo si tratta: fare del male. Gratuitamente.

La prima parola che mi è venuta in mente quando ho letto la notizia è: fallimento.
Il fallimento degli adulti ,di nuovo. Di tutti gli adulti coinvolti in questa storia. Non solo i genitori di questi ragazzi, anche se loro sicuramente per primi. Non raccontiamoci storie, siamo noi genitori a dover guidare i nostri figli, ma anche altre figure, insegnanti, educatori, vicini di casa, abitanti di Manduria, un paese intero. Perché c’è un’enorme responsabilità sociale se per anni nessuno è intervenuto a fermare questo “gioco”,come lo hanno chiamato i ragazzi, a proteggere una persona fragile, in chiare e note condizioni di difficoltà, e soprattutto a proteggere questi ragazzi da sé stessi, dalla propria noia, dalla propria incapacità di sentire l’umanità dell’altro, il dolore.
Dove si è inceppato il meccanismo? Non di certo nei videogiochi, nello smartphone, in whatsapp. Queste sono le conseguenze di mancanze precedenti.

È fallita la cura. Cioè l’attenzione, la guida, la protezione. È mancata la spiegazione, e forse l’esempio, che le proprie azioni hanno sempre,sempre!, delle conseguenze, che non si può ripassare dal via come se nulla fosse successo, come in un gioco appunto.
E dove sono finite le emozioni? Chi ha aiutato questi ragazzi a leggerle, a dare loro un nome, a riconoscerle in sé e quindi negli altri? Si chiama EMPATIA. Si può imparare.
In Danimarca la insegnano a scuola.Qui da noi si propone di introdurre un’ora di dialetto veneto – per chi vive in questa regione come me -, o di cancellare “pericolosi” progetti di educazione all’affettività. C’è poco da commentare. Ma si impara soprattutto attraverso i buoni esempi. Ancora una volta di noi adulti. Che manchiamo.

Le istituzioni invocano pene esemplari per tutti, anche per i minorenni. Giusto, chi sbaglia paga, ma semplicistico e riduttivo.
Perché qui ci sono anche gli errori di tanti maggiorenni. Bisogna ripartire dalla responsabilità individuale e sociale. Un paese intero non può fare finta di niente.

Dobbiamo essere educati, se desideriamo educare (M. Montessori)

Natalia Sorrentino, psicologa e psicoterapeuta

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