Sei una mamma che non sa tenere il suo bambino” dice Luca, 4 anni e mezzo, alla sua mamma. A volte i bambini ci sorprendono, sanno leggerci dentro e colpiscono nel segno. Mettono a nudo le nostre difficoltà, e soprattutto le nostre fragilità. Ci scoprono con il loro sentire al di là delle parole. I figli si accorgono se i genitori non stanno tenendo con fermezza le redini. E li richiamano all’ordine. Provocando. Agitandosi. Arrabbiandosi. Facendo arrabbiare. Disobbedendo. Attaccando, a volte anche fisicamente. Spesso pensiamo che i comportamenti negativi del bambino siano risposte a nostre mancanze di cura e attenzione benevola, mentre è proprio il contrario: il bambino ci sta chiedendo fermezza e contenimento.

Temiamo che imporci, dire no, porre dei limiti, ci renda brutti e cattivi agli occhi dei nostri figli. E allora proviamo ad accogliere, comprendere, dialogare, mediare. Tutte cose sacrosante e necessarie nella relazione educativa, ma non in tutte le situazioni, e non a tutte le età. Soprattutto se dialogo e mediazione ci portano a mettere il bambino su un piano di parità, a trattarlo da adulto. Ma al bambino non piace essere trattato da adulto. Non gli piace essere sempre interpellato. Non gli piace ragionare su tutto e per un bel po’ non ne è neanche capace . È un peso troppo grande per lui, gli crea angoscia e lo manda in confusione.

Il bambino ha invece bisogno di adulti che decidano per lui, che definiscano la situazione e le regole di comportamento. Può sembrare un paradosso, ma ha bisogno di essere fermato e frustrato, di capire fin dove può arrivare la sua trasgressione. È questo che gli permette di crescere sicuro e fiducioso, in sé stesso e negli altri. L’adulto che lo frena sta accogliendo la sua confusione e la sua angoscia, le sta contenendo, sta dando loro dei confini. E questo placa e rasserena il bambino. Il genitore dal canto suo deve interrogarsi sulla propria difficoltà a porre dei limiti. Può essere legata al bisogno di evitare il conflitto, o ad un modello di educazione troppo “democratico”, o ancora alla difficoltà ad integrare la parte amorevole di sé con quella più ferma e severa.

In quanto genitori dobbiamo essere consapevoli che educare significa anche essere di tanto in tanto impopolari, non piacere ai nostri figli, dar loro fastidio perché diciamo “no”. Perché, come dice il titolo del noto libro di Asha Phillips, sono proprio i NO che aiutano a crescere.

Natalia Sorrentinopsicologa e psicoterapeuta

Lascia una risposta

X

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi