PAROLE FAMILIARI.

Uno spazio per condividere emozioni, pensieri, riflessioni.

Gentile psicologa, ogni giorno l’ansia e la paura si fanno più stringenti. La gente capisce poco, sottovaluta il problema e quindi i nostri Amministratori devono aggiungere divieti su divieti. Mi manca l’aria! Mi chiedo se i ragazzi la vivono allo stesso modo o se il loro mondo, fatto di virtualità da sempre, li fa sentire vicino agli altri e se questo li solleva, o se anche loro vivono di momenti alti e di altri bassi. In questo secondo caso, come si può veramente confortare a distanza? Se i corpi non sono vicini, si allontana anche la relazione che cura? Il conforto passa ugualmente per occhi sgranati da pochi pixel o connessioni lente? Grazie se mi vorrà rispondere.
Vittoria C.

Comincio dalla fine: il conforto può passare dalla connessione?

Direi di sì. Già prima dei limiti imposti da questa emergenza i ragazzi erano abituati a scambiarsi pensieri ed emozioni in chat. Con il loro gergo fatto di emoticon e frasi sgrammaticate avevano comunque imparato a condividere fatti ed emozioni, se pur senza mai coinvolgere i corpi. Ora forse i social da noi genitori tanto combattuti diventano una risorsa. I ragazzi si “incontrano” in gruppo, organizzano videochiamate e sessioni musicali, ma anche gruppi di studio, per superare l’isolamento a cui sono costretti.
La relazione che si prende cura può passare anche per il virtuale, certo non è sostitutiva della relazione in presenza, ma dà sempre e comunque il messaggio che si è presenti nella mente dell’altro, e questo è un bisogno che l’essere umano ha nel corso di tutta la vita. Essere pensato.

In parte per loro non è cambiato molto, possiamo però sperare che questo isolamento forzato, proprio perché non voluto, faccia loro sentire la mancanza dell’incontro fisico, completamente annullato anche dalla chiusura delle scuole, e quindi riscoprire il piacere dello stare insieme nella realtà, di rivedersi e parlarsi guardandosi negli occhi. In fondo tutti noi ci accorgiamo dell’importanza delle cose solo quando ci mancano o siamo costretti a rinunciarvi. A maggior ragione questo può succedere agli adolescenti, che per natura cercano l’allontanamento dal nido e l’indipendenza dalle figure genitoriali, e si trovano ora costretti a condividere spazi e tempi proprio con loro. Le amicizie da coltivare anche virtualmente offrono la risorsa di socialità esterna necessaria alla loro crescita. Allo stesso tempo, la costrizione a cui sono sottoposti può diventare stimolo alla crescita del loro senso di responsabilità, verso se stessi e gli altri. Devono imparare a contenere la propria insofferenza per un bene superiore per il quale tutti ci stiamo impegnando.

Quanto all’ansia e alla paura che tutti respiriamo, noi adulti dobbiamo prestare attenzione a che l’atmosfera familiare non ne venga “contagiata”. Sta a noi impegnarci per creare un clima sereno, attento e cauto ma non angosciato, richiamando i figli alla collaborazione e all’impegno per il bene di tutti, e trasmettendo loro un messaggio di fiducia in una risoluzione positiva dell’emergenza.
Natalia Sorrentino, psicologa e psicoterapeuta

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