In una delle nostre ultime équipe educative è riemerso questo pensiero pedagogico, fortemente sostenuto da noi educatrici e fortemente, inconsapevolmente, naturalmente richiesto dai bambini.

“…nessuno ha più il tempo di attendere. Oggi si vuole tutto velocemente”. Questa frase è nell’introduzione al libro “La pedagogia della lumaca” di Gianfranco Zavalloni (lettura consigliatissima!).

Succede che con i bambini della Primaria, da questa estate, abbiamo iniziato a rallentare i ritmi. Usciamo da scuola e camminiamo con calma, accorgendoci del mutare delle stagioni e, in giornate come queste, giocherellando con le pozzanghere. Camminiamo chiacchierando del più e del meno, poi arriviamo nella nostra mitica “Casetta”, sempre con calma appoggiamo gli zaini, ci laviamo bene le mani e poi ci dirigiamo in sala da pranzo.Ci si siede ordinatamente, si prende il piatto, ci si mette in fila, si ritorna al proprio posto, si attende che tutti abbiano finito il primo piatto per poter passare al secondo e si fa posto all’Educatrice, affinché tutti possano pranzare con tutti e raccontarsi la giornata.

VOGLIAMO RIPRENDERCI IL TEMPO.

Il tempo di attendere, di ascoltare, di raccontare, di mangiare. Gustare la lentezza “nell’epoca del tempo senza attesa” è un gesto alternativo e coraggioso, un gesto semplice che ci permette di recuperare rapporti, relazioni e comunicazioni. Di questa scelta dobbiamo ringraziare i bambini che con i loro occhioni ci dicono “siediti qui con noi! Stiamo assieme!”. Ci spronano. Ascoltiamoli, ascoltiamoci e riprendiamoci i tempi naturali.

Veronica Zatti

PS: Sarebbe limitativo riassumere la Pedagogia della lumaca in poche righe, per questo  invito a prendervi del tempo e ad approfondire la  lettura. Il concetto roussoniano “bisogna perdere tempo per guadagnare tempo” calza perfettamente con il pensiero di Zavalloni. In quest’ epoca fatta di frenesia, arrivismo, accelerazione, si perdono le dimensioni di spazio e tempo.Nessuno vede più le stagioni, nessuno osserva  e percepisce il tempo ciclico, naturale, dell’attesa.

L’autore parla di lentezza e ozio, rifacendosi alla lettura di due saggi dello scrittore britannico Hodgkinson (L’ozio come stile di vita e La libertà come stile di vita), collega questo al tempo ciclico contadino, fatto di attese e lo confronta con la velocità dei tempi lineari moderni, di matrice industriale, centrati sull’usa e getta. Propone strategie didattiche di rallentamento da attuare nella scuola e non solo. Perdere tempo a parlare, camminare e passeggiare, ritornare alle vere cartoline, guardare le nuvole nel cielo, sono solo alcune delle attività da riprendere.

Se vi siete incuriositi … vi invito a leggere il libro.

Buona profonda lettura.

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